MALARIA, CAMBIAMENTO CLIMATICO RUOLO FONDAMENTALE |
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| Scritto da Cybermed, 07-03-2010 23:00 |
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ROMA, 8 MAR - Nuovi indizi inchiodano i cambiamenti climatici: tra i tanti problemi ad essi connessi c'e' anche la diffusione della malaria in alcune parti del mondo che fino ad oggi sembravano relativamente immuni. A lanciare l'allarme e' una ricerca, pubblicata nel Quarterlyreview of biology, in cui si sottolinea come nella diffusione di questa malattia in aree montuose dell'Africa orientale, dell'Indonesia e perfino dell'Afghanistan svolga un ruolo importante il riscaldamento globale.
La malaria e' endemica nei Paesi del sud del mondo,caratterizzati da climi particolarmente caldi e umidi come inAfrica, Sud America e Sud est asiatico. Lo sviluppo e lasopravvivenza, sia della mosca che la diffonde che del parassitache e' il veicolo primario della malaria, sono altamentesensibili ai pattern delle temperature giornaliere e stagionali.E' per tale motivo che questa malattia e' tradizionalmente raranelle zone montuose piu' fresche. Le ultime analisi tuttavia -come hanno sottolineato gli autori della ricerca, uno dell'universita' di Atlanta e l'altro di quella di Wegeningen, inOlanda - hanno evidenziato come, nel corso degli ultimi 40 anni,la malaria si sia diffusa anche in zone montuose. La causa di questo devastante processo, secondo le ricerchecondotte negli ultimi anni, e' da attribuire al riscaldamentoglobale, tesi questa che tuttavia non e' unanimemente condivisanegli ambienti scientifici. Il nuovo studio ha messo a confrontole diverse tesi sull'argomento, considerando anche altri fattoriche possono interagire con il clima influendo sul diffondersidella malaria: le emigrazione dalle aree di pianura piu' caldeverso quelle montuose e il diffondersi di nuove culture, ilgranoturco in particolare, e di diversi sistemi di coltivazione.La conclusione e' che il cambiamento climatico ha certamente''un ruolo importante'' nell'estendersi delle aree malariche. ''Capire i molti fattori che influenzano il diffondersi dellamalaria nelle zone montuose potrebbe aiutare nel controllare lasviluppo della malattia a livello mondiale'', ha affermatoConstantianus Koenraadt, della Wageningen University. 
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