Attualità in tema di terapia della Malattia di Menière
Ore 9,15 Introduzione e presentazione dell'AMMI (Nadia Gaggioli) Ore 9,40 Attualità in tema di terapia della vertigine nella M.di Meniere (L. Scotto di Santillo) Ore 10 Spazio per le domande Ore 10,20 L'ipoacusia e l'acufene nella M.di Meniere. Che fare? (L. Scotto di Santillo) Ore 10,45 Spazio per le domande Ore 11 Intervallo Ore 11,20 Ipoacusia ed acufeni. Le novità Tecnologiche (F. Di Gioia) Ore 11,50 Spazio per le domande
L’incontro si svolgerà al Centro Reul di Genova in Corso Sardegna 36/1
Per informazioni telefonare il lunedì al 347-4963020, il giovedì al 366-8158175 dalle 17,30 alle 19
e- mail :
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web: www.ammi-italia.it FaceBook: http://www.facebook.com/groups/58462097400
L’incontro è rivolto ai malati, ai loro familiari, ai medici e al personale sanitario non medico
La partecipazione è gratuita e non necessita di pre-iscrizione
Roma, 26 gen. - "Siamo fiduciosi di trovare una collaborazione dei ministeri per le risorse di bonifica e ricerca". Cosi' il sindaco di Casale Monferrato, Giorgio Demezzi, pochi minuti prima dell'incontro al ministero della Salute sul caso "Eternit". In particolare, i ministri della Salute Renato Balduzzi, e dell'Ambiente Corrado Clini, il sindaco Demezzi, le delegazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil, il Presidente Iss, Enrico Garaci, il Comitato vertenza amianto e rappresentanti dell'Associazione famiglie vittime amianto, si incontrano per discutere la richiesta al comune di Casale Monferrato, giunta da Eternit, di ritirarsi da parte civile nel processo in corso a Torino con sentenza prevista per il prossimo 13 febbraio, versando un risarcimento di 18,3 milioni di euro. Sotto al ministero, i parenti delle vittime tappezzano i muri con bandiere tricolore, "Eternit: giustizia!"
MILANO, 26 GEN - Non un popolo di salutisti, ma di persone che si prendono cura moderatamente di se'. Il 53,7% degli italiani segue un'alimentazione abbastanza equilibrata (30,9% lo fa poco), il 47,5% fa periodicamente esami medici di controllo, il 46,7% tiene sotto controllo il peso (contro il 32,3%), ispirandosi ad uno stile di vita salutare oppure avendo come obiettivo la linea fisica. Sono questi alcuni dei dati contenuti nel Rapporto Italia 2012 dell'Eurispes. Questo il quadro della salute degli italiani. - POCO MOTO: il 42,8% degli intervistati fa poca attivita' motoria, il 28,4% abbastanza, il 19,7% e' sedentario. Poco meno di un decimo della popolazione prende seriamente l'obiettivo di avere cura di se': l'8,3% fa esami medici di routine e controlla il peso, il 7,4% fa molta attivita' fisica. Gli uomini preferiscono praticare attivita' fisica, mentre le donne sono piu' attente all'alimentazione. - FUMO: i non fumatori sono il 63,8%. Il restante 35,5% si divide tra chi ne fuma una ogni tanto (10,4%), chi fuma meno di mezzo pacchetto al giorno (8,9%) e chi supera le dieci ma non le quindici sigarette quotidiane (8,2%). Il 6,1% consuma circa un pacchetto al giorno. - CALA OMEOPATIA: il 14,5% degli italiani ricorre alle medicinali non convenzionali, come l'omeopatia; anche se in calo del 4% rispetto al 2010 rimane il rimedio preferito per curare i disturbi fisici (70,6%), seguita da fitoterapia (39,2%), osteopatia (21,5%), agopuntura (21%) e chiropratica (17,2%). - BIOETICA: il 50% e' favorevole all'eutanasia, mentre il 46,6% e' contrario. Diversa la situazione sul suicidio assistito in assenza di malattia, cui e' contrario il 71,6% e favorevole il 25,3%. Prevalgono i si' alla pillola abortiva Ru486 (58%, contrario il 39,3%). - INFERTILITA': Nel 2009 63.840 coppie hanno fatto trattamenti per la procreazione assistita. Aumentano i centri specializzati, pubblici e privati, che la praticano in Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia. L'eta' media delle pazienti e' 36,17 anni. - SUICIDI: fino al 2007 l'Italia ha avuto un tasso di suicidi minore di altri paesi con 7,1 ogni 100mila abitanti. Ma tra il 2010 e il 2011 si stima ve ne siano stati 14mila, contro i quasi 3mila del 2009.
MILANO, 10 GEN - Il lutto per la perdita di una persona cara persa da poco fa male al cuore, veramente. Il rischio di avere un attacco cardiaco e' infatti 21 volte piu' alto nel primo giorno in cui si ha la notizia della perdita, e sei volte maggiore nella prima settimana. Lo ha verificato uno studio condotto su 2000 persone, pubblicato sulla rivista 'Circulation'. Secondo gli esperti infatti il dolore intenso per la morte di qualcuno impone al cuore uno sforzo e una tensione extra. I sintomi da tenere d'occhio sono dolore al petto e respiro corto. Lo stress psicologico, associato al lutto, aumentano il battito cardiaco, la pressione sanguigna e la coagulazione, facendo cosi' salire il rischio di un infarto. A cio' si aggiunge che chi vive una perdita dorme e mangia di meno, non si prende cura di se' e magari smette di prendere i farmaci che deve assumere. Percio' ''in queste situazioni - spiega Murray Mittleman, coordinatore dello studio - bisogna prendersi cura di se stessi e porre attenzione a sintomi di un possibile attacco cardiaco. Amici e familiari devono tenere gli occhi aperti''. I ricercatori hanno studiato 1985 persone sopravvissute ad un attacco di cuore, e visto quante di loro avessero vissuto un lutto recente. Tra i partecipanti allo studio il 13,6% aveva perso una persona cara nei 6 mesi precedenti, e di questi 19 il giorno prima dell'infarto. Il rischio e' dunque molto piu' alto nei primi sette giorni che seguono la morte della persona amata, e diminuisce progressivamente. Piu' soggette sono le vedove che hanno un rischio maggiore nel lungo periodo di morire, con patologie cardiache e ictus responsabili del loro decesso in circa la meta' dei casi.
ROMA, 05 GEN - Nei nostri occhi brilla una nuova luce, preziosa forse per la cura di molte malattie: infatti e' stata isolata giusto dietro l'occhio (nella retina) una fonte facilmente estraibile di cellule staminali neurali. La scoperta si deve al team di Sally Temple del Neural Stem Cell Institute di Rensselaer, New York, ed e' stata resa nota sulla rivista Cell Stem Cell. Le staminali neurali multipotenti si trovano piu' precisamente nell'epitelio pigmentato retinico, che e' uno strato di cellule deputato al mantenimento, al 'nutrimento' e alla protezione della retina, una parte fondamentale dell'occhio perche' e' li' che le immagini 'fotografate' dal nostro sguardo vengono trasformate in segnali nervosi che poi, viaggiando sui nervi ottici, giungono al cervello. La bellezza di questa scoperta e' che queste staminali sono presenti nell'occhio di una persona a qualunque eta', infatti il gruppo della Temple le ha facilmente estratte da cadaveri di eta' dai 21 ai 99 anni. E non e' tutto, queste cellule possono essere facilmente reperibili anche su persone vive aspirando il liquido nello spazio subretinico, un'operazione di routine in chirurgia oculistica. Ulteriori studi serviranno a chiarire meglio le loro potenzialita' rigenerative ma un giorno queste cellule potrebbero divenire la base per terapie cellulari contro la maculopatia o altre malattie dell'occhio.
Salutogenesis and Ayurveda: indications for public health management
Antonio Morandi, Carmen Tosto, Paolo Roberti di Sarsina and Dacia Dalla Libera
Abstract Ayurveda, the ancient traditional medicine of India, defines health as a state of complete physical, mental and spiritual well-being. The focus of Ayurveda is on a predictive, preventive and personalized medicine. This is obtained through a low-cost personalized counseling about lifestyle measures (diet, activities, etc.), trying to involve the patient directly in the process of healing, increasing his self-awareness and good relationships with other people and nature. The approach of Ayurveda toward positive health shares its features with that of salutogenesis as described by Antonovsky. Prevention strategies pragmatically suggested by Ayurveda - including factors such as promotion of health education, individual awareness, integration of spirituality and ethics in healthcare system- may be applied in public health management, in order to improve perceived and objective life quality, promote healthy aging, limit drugs use (avoiding expensive side-effects) and reduce chronic diseases social costs. Ayurveda has a universal-coverage, being person-centered and consequently intercultural.
Keywords Ayurveda – CAM – Salutogenesis – Predictive medicine – Preventive medicine – Personalized medicine
Traditional and non-conventional medicines: the socio-anthropological and bioethical paradigms for person-centred medicine, the Italian context
Paolo Roberti di Sarsina and Ilaria Iseppato
Abstract In Italy the use of non-conventional medicines (NCM) is spreading among people as in the rest of Europe. However, in Italy, unlike that in other countries of the European Union, at the present time the juridical/legal status of NCM is not well established, mainly due to the lack of any national law regulating NCM professional training, practice and public supply and to the absence of government-promoted scientific research in this field. This is an obstacle to safeguarding the patient’s interests and freedom of choice, especially now that dissatisfaction with biomedicine is inclining more and more people to look for a holistic, fairer and person-centered form of medicine.
Keywords Non-conventional medicine legal status – Person-centered medicine – Mainstream medicine – Complementary and alternative medicine – Health-genesis – Pharmacoeconomy
New York, 26 gen. - La brachiterapia e' solitamente considerata come una strategia meno efficace nei confronti dei pazienti daffetti da cancro ad alto rischio di mortalita', ma un nuovo studio condotto da un team di oncologi del Kimmel Cancer Center di Jefferson sembra suggerire il contrario. Un'analisi basata su una popolazione di quasi 13mila pazienti ha rivelato che gli uomini sottoposti alla sola brachiterapia o a questo trattamento in combinazione con la radioterapia esterna (EBRT) hanno ridotto significativamente i tassi di mortalita'. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sull'International Journal of Radiation Oncology, Biology, Physics. La brachiterapia consiste nel posizionamento delle sorgenti di radiazioni direttamente sul sito di un tumore e, di prassi, e' utilizzata per il trattamento di tumori della prostata a basso e a medio rischio. Tuttavia il trattamento brachiterapico per pazienti ad alto rischio e' meno comune e controverso, soprattutto a causa di studi che parevano aver messo in evidenza che questo tipo di interventi fosse associato a livelli molto bassi di guarigione. Ora, a detta di molti esperti, queste prime ricerche vengono considerate come l'effetto di una cattiva tecnica brachiterapica, mentre l'attuale progresso delle tecnologie ad essa connessa viene ora considerato come uno strumento efficace contro l'alto rischio di cancro alla prostata. "Lo studio contraddice le politiche tradizionali di utilizzo delle tecniche brachiterapiche, suggerendo invece che ci puo' essere un miglioramento della sopravvivenza al cancro alla prostata per pazienti ad alto rischio", ha detto Timothy Showalter, docente presso il Dipartimento di Radiation Oncology del Thomas Jefferson University Hospital e coautore della ricerca. "Anche se studi come questo non possono certo ritenersi come una prova della superiorita' della brachiterapia, il nostro rapporto - a proseguito - suggerisce comunque che essa non e' meno efficace dell EBRT e che dovrebbe essere considerata, perlomeno per alcuni uomini ad alto rischio di cancro alla prostata, come un intervento preferenziale". I ricercatori americani hanno identificato 12.745 pazienti dal database 'Surveillance, Epidemiology and End Results' diagnosticati nel periodo 1988-2002 con un alto grado di tumore alla prostata e trattati con brachiterapia (7,1 per cento), solo con EBRT (73,5 per cento) o con brachiterapia piu' EBRT (19,1 per cento). Il team ha utilizzato modelli multivariati per esaminare le caratteristiche del paziente e del tumore, associandole alle probabilita' di trattamento diversificate per modalita' di radiazioni sullo specifico cancro alla prostata. Il trattamento con la sola brachiterapia o in combinazione EBRT, si e' rivelato associato a una significativa riduzione nel cancro alla prostata. "Oggi, per la maggior parte di queste patologie, la brachiterapia non viene utilizzata e nemmeno consigliata", ha detto Shen. "Questi dati dimostrano invece che le strategie di intervento dovrebbero essere urgentemente riviste", ha concluso .
Washington, 26 gen. - Scoperta una proteina chiave per la produzione di beta amiloide nel cervello, principale responsabile nella formazione delle placche implicate nello sviluppo del morbo di Alzheimer. A effettuare la ricerca e' stato un gruppo di scienziati della Medicine School della Temple University di Philadelphia. Il team, guidato da Domenico Pratico, docente di Farmacologia e di Microbiologia presso l'ateneo americano, aveva cominciato ad approfondire le proprie ricerche sulla proteina presente nel cervello, chiamata 12/15-Lipoxygenase, gia' tre anni fa. "Ora - ha detto Pratico - abbiamo avuto conferme che questa proteina e' effettivamente molto attiva nel cervello delle persone che soffrono di Alzheimer, mentre tre anni fa non sapevamo quale fosse il suo ruolo nello sviluppo della malattia". Dopo due anni di studio, i ricercatori della Temple hanno scoperto che la proteina e' alla base di un percorso che controlla una reazione biochimica a catena che da avvio allo sviluppo della patologia neurologica. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Annals of Neurology. Pratico ha sottolineato che la ricerca ha dimostrato che la proteina 12/15-Lipoxygenase controlla il beta secretasi (BACE-1), un enzima chiave per lo sviluppo delle placche amiloidi nei pazienti affetti da Alzheimer. "Per ragioni che non ancora non sono chiare, in alcune persone il 12/15-Lipoxygenase inizia a lavorare troppo", ha evidenziato il ricercatore italoamericano. "Proprio a causa del lavoro in eccesso, la proteina invia il messaggio sbagliato alla beta secretasi, che a sua volta inizia a produrre quantita' anomale di beta amiloide. Questo processo - ha continuato - si traduce inizialmente in disturbi cognitivi come deficit della memoria e, successivamente, in un vero e proprio incremento delle placche di amiloide". Il BACE-1 e' stato a lungo un bersaglio biologico per i ricercatori impegnati nella messa a punto di farmaci contro il morbo di Alzheimer, ma poiche' non e' ancora noto come esso funzioni lo sviluppo di una molecola in grado di controllarlo e di bloccarlo non ha ancora avuto successo. "Ora - ha detto Pratico - sappiamo molto meglio come la beta secretasi funziona perche' abbiamo trovato che la proteina 12/15-Lipoxygenase e' un controller delle sue funzioni. Non c'e' bisogno di indirizzare il nostro lavoro direttamente su di esse, poiche' la proteina 12/15-Lipoxygenase e' effettivamente un sistema che indica a BACE-1di lavorare di piu' o di lavorare di meno". "Abbiamo ora la possibilita' di studiare questa molecola - ha concluso il ricercatore - e quindi di sviluppare una molecola ancora piu' forte per indirizzare la funzione di 12/15-Lipoxygenase nel cervello", ha concluso.
WASHINGTON, 25 GEN - Due specifiche mutazioni genetiche in donne colpite da cancro delle ovaie aumenterebbero la sopravvivenza delle pazienti rispetto alle malate dello stesso tumore, ma non portatrici della alterazione. A illustrarlo e' un nuovo studio pubblicato su 'Jama', la rivista dei medici Usa, e realizzato da Kelly Bolton del National cancer Institute di Bethesda. I ricercatori hanno osservato una sopravvivenza a 5 anni del 52% tra le malate di tumore ovarico portatrici della mutazione al gene BRCA2 e del 44% tra le portatrici di mutazione al gene BRCA1. Tra le pazienti con cancro delle ovaie ma senza alcuna alterazione genica riconosciuta invece la sopravvivenza a 5 anni e' solo al 36%. In generale - spiega il rapporto - le mutazioni sono presenti tra il 6 ed il 15% delle pazienti con cancro delle ovaie.
Washington, 24 gen. - Le persone che 'sfidano' il proprio cervello nel corso della vita attraverso la lettura, la scrittura e i giochi logici hanno meno probabilita' di sviluppare i depositi proteici nel cervello collegati con l'Alzheimer. Lo studio promosso dalla University of California, a Berkeley e' apparso negli Archives of Neurology e suggerisce che le persone che impegnano la propria mente sin dall'infanzia sviluppano meno placche amiloidi. "Non stiamo parlando della risposta del cervello all'amiloide ma dell'accumulo di amiloide", ha precisato William Jagust, autore della ricerca, "E' una scoperta nuova di zecca - ha continuato - che presto potrebbe offrire un modo per prevenire l'Alzheimer, una malattia che colpisce 36 milioni di persone in tutto il mondo. Numero che con l'invecchiamento della popolazione aumentera' a 66 milioni entro il 2030, e a 115 milioni nel 2050". Il nuovo studio ha sfruttato l'uso di un meccanismo di brain-imaging che funziona con la tomografia a emissione di positroni (PET scanner) che attaccano e mettono in evidenza i depositi di beta amiloide, la proteina spesso ritenuta il fattore di accesso al morbo di Alzheimer. I ricercatori hanno studiato 65 persone sane e cognitivamente normali di 60 anni di eta'. I partecipanti hanno risposto alle domande di un test che misurava il livello di attivita' mentale in base ai diver si periodi della propria vita a partire dai 6 anni. Tra le domande incluse, la lettura di quotidiani, libri, e' l'elaborazione di mail o lettere e il ricorso ai giochi. Dopo il test conoscitivo i partecipanti si sono sottoposti a numerosi esami utili a valutare la loro memoria e capacita' di pensiero mentre i loro cervelli sono stati esaminati, usando il nuovo tracciante per cercare i depositi di amiloide nel cervello. Il team di ricercatori ha successivamente confrontato le scansioni del cervello di 10 pazienti affetti da Alzheimer e di 11 soggetti sani. E hanno riscontrato che le persone che erano state mentalmente piu' attive avevano piu' bassi livelli di amiloide beta, rispetto a quelli che erano stati mentalmente meno attivi. Mentre le persone che avevano iniziato da poco a dedicarsi ad attivita' mentali come la risoluzione dei cruciverba non risultavano aver avuto benefici. "Quello che i nostri dati suggeriscono e' che una vita intera trascorsa a impegnarsi in queste attivita ha un effetto cruciale nel mantenersi cognitivamente attivi in eta' avanzata", ha detto Susan Landau, un altro ricercatore di Berkeley che ha lavorato allo studio. "Molto probabilmente l'amiloide inizia ad accumularsi molti anni prima della comparsa dei sintomi", ha concluso.
ROMA, 25 GEN - Rispettata l'autonomia del medico e garantita allo stesso tempo la possibilita' di risparmio per i cittadini nell'acquisto dei farmaci. Nel testo definitivo del decreto, pubblicato ieri sera in Gazzetta Ufficiale, e' stato modificato il comma sulla prescrizione dei medicinali, rispetto a quanto risultava in bozza. Ora prevede che il medico ''e' tenuto, sulla base della sua specifica competenza professionale, ad informare il paziente dell'eventuale presenza in commercio di medicinali aventi uguale composizione in principi attivi, nonche' forma farmaceutica, via di somministrazione, modalita' di rilascio e dosaggio unitario uguali'' specificando nella ricetta se il farmaco prescritto e' ''sostituibile con equivalente generico'', oppure '' 'non sostituibile', nei casi in cui sussistano specifiche motivazioni cliniche contrarie''. Il farmacista, poi, laddove non ci sia l'indicazione della 'non sostituibilita' ', dovra' ''fornire il medicinale equivalente generico avente il prezzo piu' basso'', a meno che non sia ''il cliente'' a fare richiesta del medicinale 'griffato'. Invariate le altre disposizioni, dal quorum abbassato a 3mila abitanti al concorso straordinario, alla possibilita' di ampliare gli orari di apertura oltre i turni e di fare sconti su tutti i farmaci pagati direttamente dai cittadini.
ROMA, 24 GEN - La ''sostituibilita' con i farmaci equivalenti solo con l'esplicita autorizzazione del medico''. Lo afferma il segretario nazionale della Federazione nazionale dei medici di famiglia (Fimmg), Giacomo Milillo, in riferimento all'obbligo per il medico previsto nel Dl Liberalizzazioni di indicare sempre nella ricetta il farmaco generico corrispondente. ''Sempre più confuso, sulla base delle informazioni circolanti - sottolinea Milillo - il dettato della norma che obbliga i medici ad aggiungere inutili espressioni all'atto della prescrizione di un farmaco. E' chiara solo l'intenzione del legislatore di condizionare l'autonomia prescrittiva del medico''. Secondo Milillo, infatti, ''aggiungere sempre e comunque la dicitura 'non sostituibile', rimane l'ultima possibilità per il medico di sapere esattamente quale farmaco assumerà il suo paziente e per poter essere realmente responsabile della prescrizione''. ''Siamo pronti - prosegue il segretario Fimmg - a sostenere le mille ragioni cliniche che sostengono questo comportamento. Decida il Governo i farmaci a disposizione dei medici per curare i cittadini italiani, si assuma la responsabilità di dire che sono disponibili solo i farmaci generici a prezzo più basso. Tolga gli altri dalla rimborsabilità, assumendosene la responsabilità. I medici - conclude - si rifiutano di essere gli utili idioti che formalizzano le decisioni altrui''.
The European Commission has today adopted a new four-year strategy (2012-2015) that is geared to further improve the protection and welfare of animals in the European Union.
The Strategy aims to provide a comprehensive animal welfare legislative framework which promotes a results orientated approach; The welfare with a focus is on providing information and educating all concerned parties as well as ensuring effective enforcement mechanisms.
Furthermore, the strategy highlights the importance of reinforcing actions that the Commission already carries out such as:
enhance tools to strengthen Member State compliance with existing legislation,
provide consumers with better information enabling them to make more informed and empowered choices and
develop further marketing strategies including EU trading partners.
The new Strategy builds on the previous Action Plan on the Protection and Welfare of Animals 2006-2010 and in particular on lessons learned during its five-year implementation period.
The need for a new strategy becomes clear when we consider the importance and value of animals in our daily lives and how much it contributes to the European economy.
Roma, 11 gen. - Uno studio pilota su tre aeroporti americani dimostra che ci sono rischi per la salute pubblica legati all'importazione di specie selvatiche: lo ha condotto il Centro americano per il controllo delle malattie e la prevenzione (Centers for Disease Control and Prevention - CDC). L'aumento dei viaggi internazionali comporta, mediante il commercio illegale di specie selvatiche (causa, per il 75%, di malattie infettive emergenti), un aumento del rischio legato ad agenti patogeni non monitorati, con comparsa di nuove malattie nel bestiame, nella fauna nativa e negli essere umani. In particolare i ricercatori hanno rilevato la presenza di diversi retrovirus e herpesvirus nel materiale intercettato alle dogane. "Benche' si tratti di uno studio pilota e su piccola scala - ha spiegato la principale autrice della ricerca, Kristine Smith, direttore associato della Health and Policy at EcoHealth Alliance - i risultati ci ricordano che dobbiamo incrementare i nostri sforzi nel controllare i punti di accesso e nella caratterizzazione delle principali minacce".
ROMA, 24 GEN - L'allarme arriva dall'ultimo congresso annuale dell'American College of Gastroenterology di Washington. I cosmetici potrebbero costituire un rischio potenziale per i celiaci. In particolare rossetti, balsami e matite per labbra, dentifrici e collutori contenenti tracce di glutine che, incidentalmente, vengono ingeriti. Gli specialisti statunitensi ora sollevano dubbi anche sull'uso di altre tipologie di prodotti di bellezza, riportando il caso di una donna di 28 anni, affetta da celiachia, che continuava ad avere identici sintomi gastrointestinali e la pelle ricoperta di macchie rossastre anche se non mangiava alimenti contenenti glutine. "I fastidi le sono passati del tutto solo quando ha interrotto l'uso di una crema emolliente per il corpo, reclamizzata come naturale" spiega Marie Borum, gastroenterologa della George Washington University. Il caso della signora, che è una paziente della dottoressa Borum, ha indotto gli specialisti a svolgere una indagine conoscitiva su un campione di dieci prodotti di bellezza in commercio, i più venduti negli Stati Uniti, per valutare se ci fossero informazioni esaustive sulle etichette sull'eventuale contenuto di glutine. "Su dieci prodotti solo due fornivano informazioni dettagliate" afferma Marie Borum che ha diretto lo studio. "Mentre le indicazioni sugli alimenti sono complete, non si può dire lo stesso per i cosmetici, anche quando si tratta di prodotti che vanno in contatto con le mucose, le labbra ed il viso. L'industria cosmetica usa i derivati di grano, frumento, farro, segale, kamut e orzo, che possono contenere tracce della frazione lipoproteica del glutine" conclude Marie Borum. "Si ipotizza che l'ingestione accidentale di tracce di rossetti e matite, contenenti glutine, possa esacerbare i sintomi della celiachia e sono poche le aziende cosmetiche che dichiarano 'gluten free' i propri prodotti" sottolinea Pia Prakash gastroenterologa della George Washington University, coautrice della ricerca. I gastroenterologi americani alimentano cosi' il tam-tam dei dubbi trasmesso da diverse associazioni dei consumatori e dai numerosi siti internet e blog che accusano le industrie della bellezza di poca chiarezza, ma anche le abili e astute trovate marketing di alcune aziende cosmetiche che marchiano i loro prodotti con diciture tipo 'adatto ai celiaci' o con il simbolo grafico della spiga sbarrata. Diciture bocciate dall'Associazione italiana celiachia che ribatte: "I cosmetici, inclusi dentifrici, rossetto e burro di cacao non comportano rischi per il celiaco e possono essere utilizzati in tranquillita'".
ROMA, 22 GEN - Multa non da poco per i Ministeri dell'Ambiente e della Salute e che potrebbe aprire la strada ad altri ingenti risarcimenti. Arriva dal Tar del Lazio ed e' di circa 200 mila euro. Tanto e' l'ammontare dei risarcimenti che i due ministeri dovranno destinare (cento euro ciascuno) a circa 2.000 utenti di varie regioni (Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia, Umbria) che, tramite il Codacons, si erano rivolti ai giudici amministrativi per lamentare la presenza di arsenico nell'acqua. E' stato lo stesso Codacons ad annunciare la clamorosa sentenza di condanna e ad anticipare la predisposizione di un nuovo ricorso che, a detta dell'associazione di utenti e consumatori, potrebbe interessare un milione di persone. Secondo il Tar del Lazio, riferisce il Codacons, bere ''acqua all'arsenico puo' produrre tumori al fegato, a cistifellea e pelle, nonche' malattie cardiovascolari''. Ma per il Codacons ''la sentenza apre una strada di incredibile valore'' in quanto stabilisce che ''fornire servizi insufficienti o difettosi o inquinati determina la responsabilita' della pubblica amministrazione per danno alla vita di relazione, stress, rischio di danno alla salute''. ''Ora questa strada - prosegue l'associazione - sara' percorsa anche per chiedere i danni da inquinamento dell'aria e da degrado sia a Napoli sia a Roma e nelle altre grandi citta' in cui la vivibilita' e' fortemente pregiudicata dal degrado ambientale''. Per Carlo Rienzi, presidente del Codacons, si ''tratta di una vittoria importantissima perche' pone termine all'impunita' di regioni e ministeri che per non spendere i soldi stanziati o non sapendoli spendere, hanno tenuto la popolazione in condizioni di degrado e di rischio di avvelenamento da arsenico. Ora i singoli presidenti delle regioni e i singoli Ministri dell'Ambiente e della Salute succedutisi negli ultimi anni, quando promettevano all'Europa bonifiche delle falde in cambio di aumento dei limiti di presenza del metallo velenoso nelle acque, dovranno essere perseguiti dalla Corte dei Conti per rimborsare l'erario dei soldi che dovranno risarcire agli utenti''. La prossima tappa, quindi, e' il nuovo megaricorso in via di preparazione: ''Si puo' gia' aderire - afferma il Codacons - seguendo le istruzioni sul sito www.codacons.it e si agira', come indica il Tar, anche contro gli Ato di appartenenza per chiedere un ribasso immediato delle tariffe a la restituzione di quelle versate per avere in cambio acqua avvelenata. Il Tar ha riaffermato che l'acqua fornita ai cittadini deve essere salubre e la tariffa legata proprio alla qualita' di essa, da cui l'indicazione di agire contro le Ato che non potevano non tenere conto di questo dato nel determinare la tariffa''. Non solo, il Codacons precisa che il Tar si e' soffermato un un altro importante principio, ossia ''il fatto illecito costituito dall'esposizione degli utenti del servizio idrico ricorrenti ad un fattore di rischio - l'amianto disciolto in acqua oltre i limiti consentiti in deroga dall'Unione Europea -, almeno in parte riconducibile, per entita' e tempi di esposizione, alla violazione delle regole di buona amministrazione''.
Londra, 25 gen. - I cibi fritti in olio di oliva o di girasole non sarebbero collegati all'insorgere di malattie cardiache. A sostenerlo una ricerca dell'Universita' Autonoma di Madrid pubblicata su bmj.com. Lo studio ha avuto luogo in Spagna, paese mediterraneo in cui viene utilizzato l'olio di oliva o di girasole per la frittura. Di conseguenza, secondo i ricercatori, i risultati probabilmente non sarebbero stati gli stessi in un paese in cui si ricorre agli oli solidi e riutilizzati. Nei paesi occidentali, la frittura e' uno dei metodi piu' comuni di cottura. Quando il cibo e' fritto diventa piu' calorico perche' assorbe il grasso degli oli. E aumentano alcuni fattori di rischio di malattie cardiache, come la pressione alta, il colesterolo alto e l'obesita'. Il team guidato da Pilar Guallar-Castillon, docente della Universita' Autonoma di Madrid, ha esaminato i metodi di cottura di 40.757 adulti di eta' compresa tra 29 e 69 anni su un periodo di 11 anni. Nessuno dei partecipanti aveva malattie di cuore quando e' iniziato lo studio. I partecipanti al test hanno risposto a domande sulla loro dieta e sui metodi di cottura. Durante il follow-up ci sono stati 606 eventi legati a malattie cardiache e 1.134 decessi. Gli autori hanno sottolineato: "In un paese mediterraneo dove gli oli di oliva e di girasole sono i grassi piu' comunemente usati per friggere, e dove gr andi quantita' di cibi fritti sono consumati sia dentro sia fuori casa, non e' stata osservata alcuna associazione tra il consumo di cibi fritti e il rischio di malattia coronarica o di morte. Il nostro studio sfata il mito che vuole il cibo fritto generalmente legato alle malattie al cuore".
24.01.12 Weston/Dublin - The focus for Tysabri, the MS drug jointly developed by Irish Elan and US-Biogen, has become a little more accurate. The US Food and Drug Administration (FDA) stated that the occurrence of antibodies against the JC-virus marks a higher risk of developing progressive multifocal leukoencephalopathy (PML). A new label identifies anti-JCV antibody status as a third risk factor for developing PML. Tysabri (natalizumab) increases the risk of PML, an opportunistic viral infection of the brain which in most cases leads to death or severe disability. With the label update, which the companies say was inspired by their own research, physicians now have others factor at hand when weighing the risks and benefits of applying Tysabri. “We welcome the inclusion of PML risk stratification in the U.S. label as it significantly supports our aim to provide the information patients and physicians need to make a more informed treatment decision,” said Kelly Martin, CEO of Elan. Tysabri is approved in about 65 countries and results in a 68% relative reduction in the annualised relapse rate when compared with placebo, according to studies conducted by Elan.
il ministero della Salute pubblica quattro decreti su prodotti fitosanitari, tre decreti di riconoscimento di titoli conseguiti all'estero, due comunicati su medicinali veterinari.
L'Agenzia del farmaco pubblica cinque comunicati su specialità medicinali per uso umano.
sul Supplemento ordinario n. 18 è pubblicato il decreto legge 24 gennaio 2012, n.1 «Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività».
Il ministero della Salute pubblica tre decreti di riconoscimento di titoli conseguiti all'estero, un decreto di fissazione del termine di scadenza al 31 dicembre 2015, delle autorizzazioni di coadiuvanti e dei relativi prodotti uguali, due comunicati su medicinali veterinari.
L'Agenzia del farmaco pubblica cinque comunicati su specialità medicinali per uso umano.
ROMA, 18 GEN - I medici di famiglia saranno obbligati, salvo particolari situazioni, a specificare nella ricetta medica l'eventuale esistenza del farmaco equivalente. E' una delle novita', contenute nella nuova bozza del Dl del Governo in sulle liberalizzazioni. ''Il medico, salvo che non sussistano ragioni terapeutiche contrarie nel caso specifico - si legge nella bozza - inserisce in ogni prescrizione medica le seguenti parole: 'o farmaco equivalente se di minor prezzo', ovvero specifica l'esistenza del farmaco equivalente".
ROMA, 13 DIC - In Italia il consumo degli antidepressivi e' raddoppiato negli ultimi 10 anni, ma la tendenza sembra essersi ridotta tra il 2009 e il 2011. Lo affermano i dati diffusi dalla 'Relazione sullo stato sanitario del Paese 2009-2010' e quelli del 'Rapporto Osmed 2011' resi noti oggi. I dati dell'Osservatorio Nazionale Osmed, spiega il rapporto, evidenziano che il consumo di antidepressivi dal 2000 al 2009 ha avuto un incremento medio annuo del 15,6%, con un aumento da 16,2 dosi giornaliere per 1.000 abitanti del 2001 a 34,7 del 2009. Questo dato per il 2011 rimane pero' costante: secondo il rapporto per i primi 9 mesi dell'anno infatti, presentato oggi all'Istituto Superiore di Sanita', le dosi giornaliere per il 2011 sono 35, solo leggermente superiori rispetto al 2009. Il consumo risulta abbsatanza uniforme su tutto il territorio nazionale, con pochi spostamenti rispetto alla media nelle varie regioni e con una leggera prevalenza nel centro Italia.
Dalla molecola del buon umore una speranza per i malati di Alzheimer Uno studio coordinato dalla Sapienza ha scoperto che la S- adenosilmetionina, nota per i suoi effetti antidepressivi, può rallentare gli effetti della malattia sui neuroni
Un team di ricercatori ha recentemente scoperto che la S-adenosilmetionina (SAM), una molecola prodotta dall’organismo, nota come principio attivo di farmaci antidepressivi e componente di integratori alimentari, è potenzialmente in grado di migliorare le capacità cognitive di soggetti affetti dalla malattia di Alzheimer. L’esperimento è stato condotto per ora su modelli animali, ma il successo dei risultati ottenuti fa sperare nella prossima individuazione di una terapia efficace anche per l’uomo.
Lo studio, realizzato dai ricercatori dei dipartimenti di Chirurgia Pietro Valdoni e di Psicologia, in collaborazione con il dipartimento di Biologia Cellulare e Neuroscienze dell’Istituto Superiore di Sanità, è stato pubblicato on-line sulla rivista internazionale Neurobiology of Aging.
Studiando la carenza di vitamine del gruppo B e l’aumento dei livelli di omocisteina plasmatica, entrambi fattori di rischio associati all’Alzheimer, i ricercatori hanno notato che questo disequilibrio causava, nelle cavie di topo analizzate, alterazioni nel metabolismo della S-adenosilmetionina. Questa molecola svolge un ruolo fondamentale nella metilazione del DNA, una delle più importanti modificazioni chimiche del DNA legate a fattori esterni, che determina cambiamenti nel fenotipo degli esseri viventi. I ricercatori della Sapienza, impegnati negli ultimi 10 anni nello studio sul ruolo dei cosiddetti fattori epigenetici, hanno scoperto che la somministrazione di S-adenosilmetionina annullava il peggioramento indotto dalla carenza di vitamine B e dall’aumento di omocisteina, migliorando molte caratteristiche patologiche normalmente osservabili negli animali malati. Infatti la S-adenosilmetionina somministrata con la dieta si è rivelata in grado di far diminuire le placche senili di proteina amiloide (responsabili della morte neuronale nei malati di Alzheimer) e di migliorare le capacità cognitive degli animali trattati. “La nostra speranza – afferma Andrea Fuso del team di ricerca - è che questo studio possa ulteriormente evolvere in un trial clinico per testare l’efficacia della S-adenosilmetionina nei pazienti; i dati ottenuti nel modello animale devono ovviamente essere verificati nell’uomo ma offrono una solidissima indicazione in questo senso”.
Lo studio S-adenosylmethionine reduces the progress of the Alzheimer-like features induced by B-vitamin deficiency in mice è a firma di Andrea Fuso, Vincenzina Nicolia, Laura Ricceri, Rosaria A. Cavallaro, Elisa Isopi, Franco Mangia, Maria Teresa Fiorenza e Sigfrido Scarpa. http://dx.doi.org/10.1016/j.neurobiolaging.2011.12.013
Il dottor Vincenzo Puppo, medico e ricercatore del Centro Italiano di Sessuologia, non ha dubbi: è possibile prevenire e combattere la disfunzione erettile grazie all'attività fisica. Il sessuologo, infatti, ha dichiarato in un'intervista a La Stampa: “Per l'erezione del pene maschile è indispensabile la contrazione dei muscoli perineali”. Il dottor Puppo paragona la performance sessuale a una maratona e afferma: “Se un uomo non è capace di correre una maratona, per voi è malato? O più semplicemente non è allenato?!”.
Per il sessuologo, insomma, l'allenamento potrebbe migliorare le performance sessuali fino a combattere definitivamente la disfunzione erettile senza più dover ricorrere a cure farmacologiche come il ben noto Viagra. Puppo sostiene: “Il pene maschile non è un muscolo, ma per ottenere la rigidità completa (e il mantenimento dell'erezione) è essenziale la contrazione dei muscoli perineali (non pelvici!): i più importanti sono i muscoli ischio-cavernosi, definiti anche muscoli dell'erezione. Durante l'erezione, infatti, i muscoli ischio-cavernosi si contraggono involontariamente determinando così la rigidità completa del pene. Quindi una riduzione dell'attività contrattile dei muscoli del perineo, potrebbe essere correlata alla disfunzione erettile.”
La buona notizia è che i muscoli perineali fanno parti di quelli striati, cioè si possono contrarre anche volontariamente e, quindi, si possono allenare. Gli esercizi proposti allo scopo, che i sessuologi chiamano di Kegel, consistono nel contrarre e rilassare i muscoli che servono a regolare la fuoriuscita di urina e feci, i muscoli perineali appunto.
Ma i vantaggi non finiscono qui: grazie agli esercizi perineali di Kegel si potrebbe anche ridurre il periodo refrattario (il lasso di tempo tra un'erezione e la successiva) e prevenire la riduzione della forza espulsiva con cui lo sperma viene rilasciato durante l'eiaculazione e non porterebbero nemmeno a controindicazioni.
Il professor Puppo non è l'unico che sostiene che l'attività fisica faccia bene alla vita sessuale: un recente studio tutto italiano ha dimostrato che essere attivi influisce sulle performance sessuali. Giuseppe Maio, urologo al Policlinici di Abano Terme (Padova), ha condotto uno studio su 60 uomini affetti da disfunzione erettile e li ha divisi in due gruppi: un gruppo era trattato solo con un farmaco per la disfunzione erettile, l'altro con lo stesso farmaco associato a un'attività sportiva regolare per almeno tre ore la settimana. I risultati hanno riportato che chi all'assunzione del farmaco associava anche l'attività fisica otteneva un miglioramento del 20% rispetto agli uomini che assumevano solo il farmaco.
Gli studiosi hanno spiegato che tenersi attivi, infatti, contrasta la comparsa di malattie dei vasi sanguigni come la formazione di placche lipidiche che possono occludere le arterie e impedire così che il sangue irrori a sufficienza l'organo sessuale maschile. Inoltre un'attività fisica, anche moderata, può aiutare a far diminuire i livelli di stress, che rappresentano una delle cause dell'eiaculazione precoce.
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